Educazione siberiana, un film a meno 30 gradi (Recensione)

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Gabriele Salvatores torna al cinema con un altro dei suoi capolavori. Educazione siberiana è un film asciutto ed elegante, che non si abbandona ad emozioni e sentimenti tipizzati.

Notevoli i personaggi e gli attori, oltre al magnifico John Malkovich e a Peter Stormare, anche i più giovani ma altrettanto intensi ed esemplari Arnas Fadaravicius, Viulius Tumalavicius ed Eleanor Tomlinson. E’ di quest’ultima forse la più emozionante interpretazione di tutto il film, la “voluta da Dio” unica fiamma dei gelidi paesaggi e delle fredde emozioni, riesce a dare sollievo, freschezza e speranza all’intero contesto del film.
Di Arnas Fadaravicius e Viulius Tumalavicius si apprezza molto l’evoluzione dei personaggi nel tempo e la trasformazione dei loro caratteri a causa di una profonda amicizia finita in tragedia: un’ educazione severa e rigida, quella di Kolyma, contro lo spirito selvaggio di una creatura quasi animale, Gagarin, simile ai lupi a cui si fa riferimento nel racconto del nonno Kuzja.

Montaggio, musiche, sceneggiatura e recitazione sono tutti volti alla spietata freddezza che avvolge la storia, ogni personaggio e il periodo storico in cui vivono. Le musiche allentano oltremodo la tensione in molte delle migliori scene del film, forse per seguire la sua freddezza, ma probabilmente lasciando troppo poco spazio a una riflessione più intima allo spettatore.
Questo però non nega un’appassionato coinvolgimento e un godimento visivo del film: la fotografia è toccante e ben calibrata rispetto ai diversi decenni affrontati, vertendo sul bianco della neve e della costrizione e sul blu del cielo e della libertà.
Apprezzabile anche la ricostruzione degli avvenimenti storici attraverso immagini di repertorio non fini a se stesse, ma in coerenza con la vita reale dei personaggi.

 

 

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